“DRIIIIINN”: suona la campanella!

Sono le 11:00, Cristina ha appena finito la lezione di matematica. La lezione seguente per quella classe è educazione fisica e gli alunni, entusiasti di poter andare in palestra e sfogarsi un po’ dopo le tre ore di studio, si alzano dai banchi e si sparpagliano per l’aula.

Il professore di educazione fisica non è ancora arrivato e Cristina, sapendo che quella classe è molto “vivace”, decide di trattenersi supervisionandola fino all’arrivo del collega.

Ragazzi calmi! Ragazzi non cominciate a rincorrervi per l’aula! State seduti fino a che non arriva il prof. Rossi!” dice Cristina.

Niente da fare, gli alunni sono diventati un’unica entità confusionaria, tutte le raccomandazioni e le sgridate non sortiscono alcun effetto, gli alunni sono tutti presi dal prendere lo zaino e la sacca della palestra, muovendosi e schiamazzando per tutta l’aula.

Sono le 11:04 e Cristina, non vedendo arrivare ancora il professore, si sporge un momento fuori dall’aula per guardare in corridoio: niente, il corridoio è deserto, il suo collega ancora non sta arrivando. Cristina si siede alla cattedra, anche un po’ scocciata e preoccupata perché sta lasciando scoperta la classe delle 11,00. Rassegnata al fatto che gli alunni non le danno più ascolto perché “tanto la sua ora è finita”, rimane seduta e osserva in silenzio la classe. Ad un certo punto Filippo, l’alunno più scalmanato dell’intero istituto, più volte ripreso anche dal preside per le sue continue marachelle, lancia con un “cricco” delle dita una pallina di carta verso il suo amico Gabriele.

La pallina viaggia in aria e finisce dritta in bocca a Gabriele, il quale stava ridendo insieme al suo compagno di banco.

Gabriele sussulta: la pallina gli è finita in gola, si è incastrata; prova un colpo di tosse ma niente, ne tenta un altro ma non ci riesce a far uscire la pallina.

Filippo intuendo cosa è successo (e cosa poteva succedere!) si fionda dall’amico e comincia a battere le sue mani sulla schiena di Gabriele per aiutarlo a fare uscire la pallina di carta dalla sua gola. Niente da fare, non ci riescono. Intanto Gabriele sta diventando paonazzo e non riesce a respirare. Si crea trambusto e Cristina lo nota. Capisce immediatamente cosa sta per accadere: corre da Gabriele, lo alza, si mette alle sue spalle e abbracciandolo all’imboccatura dello stomaco, comincia a dare dei colpi per aiutarlo a fargli sputare la pallina. Uno, due, tre colpi ma niente. Gabriele sta diventando sempre più rosso e gli alunni sempre più silenziosi perché hanno capito la gravità della situazione. Al quarto tentativo: Puahh!! Finalmente Gabriele riesce a sputarla, dà due colpi di tosse e massaggiandosi la gola recupera un colorito di pelle normale e ringrazia Cristina.

Intanto il prof. Rossi, l’insegnante di educazione fisica, è finalmente arrivato e ha assistito al “salvataggio” di Gabriele da parte di Cristina. La faccia del prof. Rossi è una maschera di cera, è rimasto impietrito davanti a quella scena. Sinceratasi delle condizioni di Gabriele, Cristina si congeda dalla classe e guardando il suo collega con un misto di rabbia e sollievo, si allontana in maniera svelta per andare nell’altra classe. La giornata, fila liscia e alle 13:00 Cristina torna a casa per il pranzo.

Questa è una storia vera. Cristina è la mia mamma.

Quel giorno, al suo ritorno, le aprii io la porta di casa. Ricordo molto bene la sua espressione: un misto tra preoccupazione, ansia da mille pensieri e congetture e infine stanchezza. Insomma non era la solita espressione che aveva quando tornava a casa gli altri giorni. Quello stesso giorno, a tavola, le chiedemmo cosa fosse successo e tutto d’un fiato con le lacrime agli occhi ci raccontò l’accaduto. Finito di raccontarlo cominciò a dire: “e se mi fossi allontanata subito da quella classe per andare nella successiva? Forse Gabriele sarebbe morto. Ma di chi sarebbe stata la responsabilità? Mia? Del prof. Rossi di educazione fisica che non era ancora arrivato? Di tutti e due? E se non fossi riuscito a salvarlo? “ La mia mamma sarebbe stata travolta dal senso di colpa per il fatto che un alunno di 14 anni era morto fra le sue braccia e poi sarebbe stata rovinata dai genitori e dal giudice che le avrebbe imputato la colpa. Noi la tranquillizzammo e le dicemmo di non preoccuparsi perché non era successo niente di tragico e soprattutto che aveva fatto ben più del suo dovere di insegnante, anzi aveva salvato la vita ad un suo alunno e anzi doveva essere orgogliosa di quanto fatto.

Quella sera mio padre, anche lui assicuratore proprio come me, fece notare alla mamma quanto fosse importante quella “polizzetta” di Responsabilità Civile dell’Insegnante che aveva assolutamente voluto mia mamma sottoscrivesse fin da quando aveva cominciato a fare supplenze tanti anni prima, quando iniziò la sua attività dopo la laurea. Una polizza da pochi Euro di versamento all’anno che copre i rischi professionali degli insegnanti, configurati da codice civile come precettori, ovvero le persone che hanno la responsabilità di vigilare e preservare l’integrità psicofisica degli alunni minori durante tutto l’orario scolastico, in quanto affidati a loro. Mia mamma sorridendo un po’ sollevata ricordò che all’epoca disse subito, “ma no dai, sono sempre molto prudente; continuerò cosi e anche di più”, ma mio padre insistette. Ricordò che le disse: “senti Crissi, sei la persona più prudente che conosco ma purtroppo, al contrario di quanto pensi, non abbiamo sotto controllo tutto quello che succede attorno a noi, quindi questa polizza non vederla come una mero contratto, fatto di carta e inchiostro, ma come il prezzo della tua serenità e della serenità della tua famiglia”.

Mia mamma non aveva mai pensato in questi termini riguardo alle assicurazioni, per lei esisteva solo la polizza auto che doveva andare obbligatoriamente a rinnovare ogni anno. Decise che la serenità sua e della sua famiglia valeva molto più di quei pochi euro che il marito la stava spingendo a versare ogni anno, così sottoscrisse quella polizza.

Il concetto di responsabilità del precettore

Tutta la storia gira attorno al principio di responsabilità del precettore, e più precisamente dell’articolo 2048 del Codice Civile: “…i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza…”

Dunque l’insegnante ha la piena responsabilità, fino a prova contraria, di tutti i danni e le lesioni che possono occorrere agli alunni durante il suo orario lavorativo.

Ciò vale non solo per gli insegnanti di “ruolo”, ma anche per i supplenti, per gli insegnanti di sostegno e per i bidelli, al personale amministrativo, fino ad arrivare al direttore scolastico (comunemente chiamato preside) che è a tutti gli effetti equiparato a datore di lavoro e dunque responsabile dell’operato di tutte le persone impiegate nel proprio istituto scolastico.

Sei un’insegnante?

Hai mai pensato quali siano i tuoi obblighi e doveri, ma soprattutto quali siano le tue effettive responsabilità per eventuali danni che possano subire i tuoi alunni? La tua serenità e il futuro della tua famiglia valgono meno di 200 o 300 euro ogni anno? Se la tua risposta è si, allora continua cosi affidandoti alla scaramanzia, che per certo non costa nulla ma che sicuramente non paga mai! Se invece vuoi PROTEGGERE la serenità dei tuoi cari e la tua, questo articolo spero ti sia stato d’aiuto per aumentare la consapevolezza delle tue responsabilità e di come ti puoi tutelare.

La sera, papà porta a casa un articolo di cronaca locale del giornale: i genitori dell’alunno xxx citano in solido la scuola e l’insegnante presente al momento perché il figlio aveva riportato una lesione all’occhio sinistro causata da un foglio lanciato da un compagno, e rischiava di perdere l’uso della vista da quell’occhio.

Nell’articolo si parlava di una somma tra i 220.000 e 350.000 euro di risarcimento.

I miei avevano appena finito di pagare il mutuo per la casa dove viviamo e finalmente potevano permettersi di allentare un po’ la cinghia e spendere un po’ di più per il loro piacere.

Si immaginò se sua moglie non fosse riuscita a salvare l’alunno, sarebbero stati rovinati: la casa di proprietà sarebbe stata confiscata, la macchina e i due motorini pure, inoltre anche un quinto dello stipendio statale e della futura pensione della mamma sarebbe stato impiegato nel pagamento del risarcimento alla famiglia di Gabriele.

Se vuoi approfondire con me questo argomento, lasciami la tua migliore mail e il numero di telefono e verrai contattato entro poche ore.

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